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lasciati incantare
laguna di venezia ghiacciata
Veduta da Potro Secco- isola di Pellestrina della laguna sud di Venezia
Veduta dall'alto del Porto di Capri
tra le langhe
Veduta dell'isola di Burano in Venezia
L%u2019area si trova in Veneto, a 50 km da Venezia, nella fascia collinare della provincia di Treviso, compresa tra le cittadine di Conegliano e Valdobbiadene, situata a uguale distanza dalle Dolomiti e dall%u2019Adriatico, combinazione che influenza positivamente il clima. Il territorio è difficile da coltivare ma affascinante, grazie ai vigneti di alta collina dalle pendici ripide, dove è arduo persino rimanere in piedi senza cadere. Qui i viticoltori hanno conquistato centimetro per centimetro la collina, creando un paesaggio unico, la cui bellezza è testimoniata dalla volontà di candidare l%u2019area a Patrimonio dell%u2019Umanità (Unesco), percorso iniziato da qualche anno. La zona di produzione comprende quindici comuni e si estende su un%u2019area di circa 20.000 ettari. La vite è coltivata solo nella parte più soleggiata dei colli, ad un%u2019altitudine compresa tra i 50 e i 500 metri sul livello del mare, mentre il versante nord è in gran parte ricoperto di boschi. All%u2019Albo sono iscritti circa 5.000 ettari di vigneto e, di questi, poco più di 100 si trovano nel Cartizze, in comune di Valdobbiadene, tra le frazioni di Saccol, San Pietro di Barbozza e Santo Stefano. Il clima è mite in tutta l%u2019area, con inverni non eccessivamente freddi ed estati calde ma non afose, tanto che storicamente i nobili veneziani amavano trascorrere in questi luoghi le vacanze estive per sfuggire all%u2019afa lagunare. Il Prosecco prodotto a Conegliano Valdobbiadene rappresenta la sintesi tra la storia e la qualità %u201Cnaturalmente%u201D superiore. Conegliano, cuore della cultura del vino, è sede della prima Scuola Enologica d%u2019Italia e del primo Istituto Sperimentale per la Viticoltura, Valdobbiadene, cuore della produzione, ospita la maggiore concentrazione di vigneti di alta collina. Vi è infine una terza componente: le donne e gli uomini che con la passione per la loro terra ed il loro prodotto hanno espresso ed esprimono l%u2019inimitabilità, l%u2019unicità del Conegliano Valdobbiadene. Attraverso una storia straordinaria, il Conegliano Valdobbiadene ha costruito, nel tempo, il successo del Prosecco, creando uno Stile Italiano del bere moderno, informale e allegro, apprezzato e amato in tutto il mondo. Il Conegliano Valdobbiadene, riconosciuto DOCG nel 2009, rappresenta la punta della piramide qualitativa del mondo Prosecco, vino prodotto esclusivamente nel Nord-Est d%u2019Italia nelle regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia
Numero di persone: 0 Ingredienti: - ? kg. pane raffermo. ? l. latte tiepido. 100 g. farina. 50 g. zucchero. 1 uovo. 50 g. uva sultanina. 50 g. fichi secchi. 50 g. gherigli di noci. 1 cucchiaino di semi di finocchio. 1 mela piccola. 1 pera piccola. 1 bicchierino di grappa. 1 cucchiaio di levito per dolci. 1 noce di burro.; Mettete a bagno l%u2019uvetta grappa. Tagliate a piccoli pezzi il pane raffermo e bagnatelo con il latte. Lasciate il pane in ammollo nel latte per un%u2019ora. Affettate la mela e la pera dopo averle sbucciate. Passate il pane fino ad ottenere una crema. Amalgamate al pane l%u2019uovo e lo zucchero. Unite la farina e il lievito mescolando bene. Aggiungete l%u2019uvetta con la grappa, i fichi spezzettati, le noci e i semi di finocchio.. Ungete una teglia quadrata da forno con il burro e versatevi l%u2019impasto ricoprendolo con le fettine di mela e pera. Infornate a 160° per 40 minuti. Si mangia tiepida o fredda.
Il Prato della Valle la più grande piazza della città di Padova e d'Italia ed una delle più grandi d'Europa
Numero di persone: 0 Ingredienti: Ingredienti: gr 600 fegato di vitello gr 600 cipolle olio di oliva aceto sale pepe farina bianca Preparazione: In un tegame, soffiggere nell'olio la cipolla affettata finemente, aggiungere un paio di cucchiai di aceto, mettere da parte. In un altro tegame, rosolare nell'olio il fegato di vitello, tagliato a pezzettini e passato nella farina bianca, aggiungere le cipolle sale e pepe, se serve un poca di acqua, e finire di cucinare. Servire con polenta gialla calda. Note: questa ricetta in dialetto si chiama "Fig? alla veneziana"
L?attuale campanile ha una storia molto lontana. Esisteva sullo stesso sedime una precedente torre risalente al 1590. Si ritiene che nei lavori di costruzione della chiesa (1769-1775) questa venne a contatto con il campanile, minandone l?elasticit?. ...
Numero di persone: 0 Ingredienti: Per 4 persone Pasta: 150 g di farina, 100 ml di latte, 100 ml di panna, 6 tuorli d%u2019uovo, 1/2 bustina di zucchero vanigliato, 1 C di rum, 6 chiare d%u2019uovo, 1 pizzico di sale, 40 g di zucchero, 40 g di uva passa Altro: olio per friggere, burro per saltare, zucchero a velo per spolverare Mescolare la farina, il latte, la panna, i tuorli d%u2019uovo, lo zucchero vanigliato ed il rum fino ad ottenere una pasta liscia. Sbattere leggermente le chiare d%u2019uovo con il sale, montarle poi a neve con lo zucchero ed unirle alla massa. Scaldare l%u2019olio in una grande padella, versarvi la pasta dello %u201CSchmarren%u201D, copargere di uva passa e far cuocere bene la parte inferiore, quindi girare. Infornare lo %u201CSchmarren%u201D e cuocerlo per 3-5 minuti a 200 gradi. Alla fine spezzettare la pasta con due forchette. Spolverare lo %u201CSchmarren%u201D con lo zucchero a velo, aggiungere una noce di burro e saltarlo ancora un p? in padella in modo che lo zucchero si caramellizzi. Disporre su piatti caldi, cospargere nuovamente di zucchero a velo e servire. Suggerimenti e cosigli: Insieme al %u201CKaiserschmarren%u201D ? possibile servire marmellata di mirtilli rossi o delle composte (mele, pere, cotogne ecc.) Al posto della panna potete utilizzare anche del latte, con la panna la ricetta risulter? un p? meno rustica. Variazioni Per uno %u201CSchmarren%u201D alle mele o uno %u201CSchmarren%u201D alle ciliege unite delle fettine di mela o delle ciliege snocciolate alla pasta (al posto dell%u2019uva passa). %u201CSchmarren%u201D alle noci: lo %u201CSchmarren%u201D pu? anche essere completato con delle noci o delle nocciole tritate.
Venezia, scorcio Veneziano con ponte
Numero di persone: 0 Ingredienti: %u201CGrillo, sent?, fio mio, tol? la sporteletta; Voggio che and? da bravo a farme una spesetta. In pescaria ghe xe del pesce in quantit?; M%u2019ha dito siora Catte, che i lo d? a bon marc?. Un poche de sardelle vorria mandar a tor, Per cusinarle subito, e metterle in saor.%u201D (Carlo Goldoni, da %u201CLe donne de casa soa%u201D) La nascita delle ricette affonda in una storia che ? spesso difficile da ricostruire con precisione; talvolta avviene per caso, talvolta per l%u2019intuizione gustativa di qualche eletto; se poi l%u2019intuizione o il caso colgono nel segno e riescono ad individuare una preparazione che abbini il gusto all%u2019esperienza la ricetta si nutre di pratica quotidiana e diventa pietra angolare delle successive esperienze gastronomiche. Sembrano forse parole grosse, ma ? proprio cos?: il %u201Csaor%u201D ? un vero e proprio atto costitutivo della vita civile veneziana, che sia nobile o popolare, e la citazione tratta dal Goldoni ? solo una tra le tante possibili che si possono %u201Cpescare%u201D nei libri, non di sola cucina, per dirci della millenaria Repubblica Serenissima e della Venezia di oggi. La versione veneziana detta %u201Csaor%u201D (sapore) si affianca infatti a molte versioni simili elaborate autonomamente (il %u201Ccarpione%u201D dei laghi di Lombardia, lo %u201Cscapece%u201D del mezzogiorno d%u2019Italia, dallo spagnolo %u201Cescabeche%u201D, il %u201Ccisame%u201D, etc. etc.), accomunate dalla basilare idea di trattare il pesce (o le verdure) con aceto, per esaltarne le caratteristiche e allungarne la conservazione; e anche, secondo le antiche prescrizioni della dietetica antica, per compensarne la qualit? %u201Cfredda%u201D e renderlo pi? digeribile. Ma il saor presenta il segno chiaro ed evidente della venezianit? sotto molti punti di vista: la cipolla, che dagli orti delle isole lagunari o di Chioggia, imbiondita e resa dolce da una gentile stufatura, caratterizza con dolcezza e aroma inconfondibile pi? di una preparazione tipica della nostra cucina (due tra tutte: il fegato di vitello %u201Calla veneziana%u201D e il baccal? alla cappuccina); le spezie, con uva %u201Csultanina%u201D e pinoli, che ricordano la vocazione di Venezia ad essere porta per l%u2019oriente, e sottolineano il carattere gentile e il %u201Cgarbo%u201D che abita l%u2019anima di questa citt?; ma anche la semplicit? nella preparazione e la sobriet? d%u2019uso degli ingredienti, che dicono della praticit? veneziana, fonte di grandi fortune nei commerci. La preparazione del saor quindi si %u201Cnutre%u201D dell%u2019ambiente in cui nasce, impregnandosene come le sarde fritte del loro garbato condimento, fino a farsi nella versione popolare decisa e rude, intensa di cipolla ed aceto di vino, e nella versione pi? nobile ed elitaria ingentilita e profumata di preziose spezie e aromi. La fortuna del saor si fonda su molte ragioni, ma una certamente ha a che fare con la cipolla, le cui propriet? digestive ed antisettiche, ora facilmente certificabili dalla scienza medica, sono note da sempre alla cultura popolare. E%u2019 oggi noto infatti che la cipolla, molto pi? di tante altre spezie e ingredienti, ? in grado di aggredire ed uccidere i batteri che portano al deterioramento, prevenendo la qualit? dei cibi ma soprattutto le possibili intossicazioni alimentari. Il saor ha origini antiche. %u201CCibo di marinai e scorta di terraferma%u201D, lo definisce Maffioli rivendicando la sua origine come modo per conservare il pesce durante i lunghi viaggi per mare: lo cita il %u201CLibro per cuoco%u201D, ricettario di anonimo veneto del 1300, come una %u201Csalsa agrodolce per il pesce%u201D. Goldoni lo richiama a pi? riprese nelle sue commedie ed ? ancora oggi tradizione viva, piatto irrinunciabile e rituale per la grande festa del Redentore che si tiene a Venezia il terzo sabato di luglio, da gustare sotto i %u201Cfoghi%u201D che illuminano il cielo sopra al bacino di San Marco. Quasi tutto pu? essere messo %u201Cin saor%u201D, una volta fritto in buon olio, ma alcuni tipi di pesce meglio vi si prestano: certamente le sarde, che sembrano trovare in questo accompagnamento la loro principale vocazione, legando cos? dolcezza e profumi alla loro carne asciutta e saporita; ottimi e tradizionali anche gli %u201Csfogieti%u201D (sogliole piccole) o i %u201Cpassarini%u201D di laguna, ma in generale va bene tutto il pesce considerato (ingiustamente) %u201Cpovero%u201D e di piccola taglia: il saor ha vocazione di %u201Crecupero%u201D, tanto che una frittura rimasta alla sera trova nuova e sorprendente vitalit? se coperta di saor e servita in tavola il giorno dopo; ma a testimonianza di una grande versatilit?, vanno provate in saor anche le moleche fritte, quintessenza del mangiare prezioso al giorno d%u2019oggi (non certo una volta, per?). Ancora, ortaggi e verdure: zucca o zucchine in saor possono diventare il pi? corretto accompagnamento al pesce cos? preparato. Chiudiamo con la ricetta ed una raccomandazione finale, per un saor fatto a regola d%u2019arte: si parte con la cipolla bianca tagliata sottile, pari circa alla met? del peso del pesce, da fare appassire e imbiondire al fuoco; si aggiungono aceto di vino e/o vino bianco (circa il peso delle cipolle), foglia d%u2019alloro, pinoli tostati e uvetta; si dispone in una terrina uno strato di sarde infarinate e fritte e si copre con il %u201Csaor%u201D a strati. E la raccomandazione finale? Per acquistare bene le sarde, ovviamente.. ma ce la facciamo dare ancora da Carlo Goldoni, nostro portavoce ufficiale del %u201Csaor%u201D: %u201CCompr?me co sti bezzi sie grossi de sardelle, Ma vard? che i ve lassa zernir delle pi? belle. Quella che xe de sora, xe sempre la pi? grossa, Quando che le xe stracche, le gh%u2019ha la testa rossa. Pagh?le quel che i altri le paga in pescaria. E po f?vene dar quattro de soravia.%u201D Buon appetito!!!
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