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Numero di persone: 0 Ingredienti: - ? kg. pane raffermo. ? l. latte tiepido. 100 g. farina. 50 g. zucchero. 1 uovo. 50 g. uva sultanina. 50 g. fichi secchi. 50 g. gherigli di noci. 1 cucchiaino di semi di finocchio. 1 mela piccola. 1 pera piccola. 1 bicchierino di grappa. 1 cucchiaio di levito per dolci. 1 noce di burro.; Mettete a bagno l%u2019uvetta grappa. Tagliate a piccoli pezzi il pane raffermo e bagnatelo con il latte. Lasciate il pane in ammollo nel latte per un%u2019ora. Affettate la mela e la pera dopo averle sbucciate. Passate il pane fino ad ottenere una crema. Amalgamate al pane l%u2019uovo e lo zucchero. Unite la farina e il lievito mescolando bene. Aggiungete l%u2019uvetta con la grappa, i fichi spezzettati, le noci e i semi di finocchio.. Ungete una teglia quadrata da forno con il burro e versatevi l%u2019impasto ricoprendolo con le fettine di mela e pera. Infornate a 160° per 40 minuti. Si mangia tiepida o fredda.
Numero di persone: 0 Ingredienti: Ingredienti: gr 600 fegato di vitello gr 600 cipolle olio di oliva aceto sale pepe farina bianca Preparazione: In un tegame, soffiggere nell'olio la cipolla affettata finemente, aggiungere un paio di cucchiai di aceto, mettere da parte. In un altro tegame, rosolare nell'olio il fegato di vitello, tagliato a pezzettini e passato nella farina bianca, aggiungere le cipolle sale e pepe, se serve un poca di acqua, e finire di cucinare. Servire con polenta gialla calda. Note: questa ricetta in dialetto si chiama "Fig? alla veneziana"
Numero di persone: 0 Ingredienti: Per 4 persone Pasta: 150 g di farina, 100 ml di latte, 100 ml di panna, 6 tuorli d%u2019uovo, 1/2 bustina di zucchero vanigliato, 1 C di rum, 6 chiare d%u2019uovo, 1 pizzico di sale, 40 g di zucchero, 40 g di uva passa Altro: olio per friggere, burro per saltare, zucchero a velo per spolverare Mescolare la farina, il latte, la panna, i tuorli d%u2019uovo, lo zucchero vanigliato ed il rum fino ad ottenere una pasta liscia. Sbattere leggermente le chiare d%u2019uovo con il sale, montarle poi a neve con lo zucchero ed unirle alla massa. Scaldare l%u2019olio in una grande padella, versarvi la pasta dello %u201CSchmarren%u201D, copargere di uva passa e far cuocere bene la parte inferiore, quindi girare. Infornare lo %u201CSchmarren%u201D e cuocerlo per 3-5 minuti a 200 gradi. Alla fine spezzettare la pasta con due forchette. Spolverare lo %u201CSchmarren%u201D con lo zucchero a velo, aggiungere una noce di burro e saltarlo ancora un p? in padella in modo che lo zucchero si caramellizzi. Disporre su piatti caldi, cospargere nuovamente di zucchero a velo e servire. Suggerimenti e cosigli: Insieme al %u201CKaiserschmarren%u201D ? possibile servire marmellata di mirtilli rossi o delle composte (mele, pere, cotogne ecc.) Al posto della panna potete utilizzare anche del latte, con la panna la ricetta risulter? un p? meno rustica. Variazioni Per uno %u201CSchmarren%u201D alle mele o uno %u201CSchmarren%u201D alle ciliege unite delle fettine di mela o delle ciliege snocciolate alla pasta (al posto dell%u2019uva passa). %u201CSchmarren%u201D alle noci: lo %u201CSchmarren%u201D pu? anche essere completato con delle noci o delle nocciole tritate.
Numero di persone: 0 Ingredienti: %u201CGrillo, sent?, fio mio, tol? la sporteletta; Voggio che and? da bravo a farme una spesetta. In pescaria ghe xe del pesce in quantit?; M%u2019ha dito siora Catte, che i lo d? a bon marc?. Un poche de sardelle vorria mandar a tor, Per cusinarle subito, e metterle in saor.%u201D (Carlo Goldoni, da %u201CLe donne de casa soa%u201D) La nascita delle ricette affonda in una storia che ? spesso difficile da ricostruire con precisione; talvolta avviene per caso, talvolta per l%u2019intuizione gustativa di qualche eletto; se poi l%u2019intuizione o il caso colgono nel segno e riescono ad individuare una preparazione che abbini il gusto all%u2019esperienza la ricetta si nutre di pratica quotidiana e diventa pietra angolare delle successive esperienze gastronomiche. Sembrano forse parole grosse, ma ? proprio cos?: il %u201Csaor%u201D ? un vero e proprio atto costitutivo della vita civile veneziana, che sia nobile o popolare, e la citazione tratta dal Goldoni ? solo una tra le tante possibili che si possono %u201Cpescare%u201D nei libri, non di sola cucina, per dirci della millenaria Repubblica Serenissima e della Venezia di oggi. La versione veneziana detta %u201Csaor%u201D (sapore) si affianca infatti a molte versioni simili elaborate autonomamente (il %u201Ccarpione%u201D dei laghi di Lombardia, lo %u201Cscapece%u201D del mezzogiorno d%u2019Italia, dallo spagnolo %u201Cescabeche%u201D, il %u201Ccisame%u201D, etc. etc.), accomunate dalla basilare idea di trattare il pesce (o le verdure) con aceto, per esaltarne le caratteristiche e allungarne la conservazione; e anche, secondo le antiche prescrizioni della dietetica antica, per compensarne la qualit? %u201Cfredda%u201D e renderlo pi? digeribile. Ma il saor presenta il segno chiaro ed evidente della venezianit? sotto molti punti di vista: la cipolla, che dagli orti delle isole lagunari o di Chioggia, imbiondita e resa dolce da una gentile stufatura, caratterizza con dolcezza e aroma inconfondibile pi? di una preparazione tipica della nostra cucina (due tra tutte: il fegato di vitello %u201Calla veneziana%u201D e il baccal? alla cappuccina); le spezie, con uva %u201Csultanina%u201D e pinoli, che ricordano la vocazione di Venezia ad essere porta per l%u2019oriente, e sottolineano il carattere gentile e il %u201Cgarbo%u201D che abita l%u2019anima di questa citt?; ma anche la semplicit? nella preparazione e la sobriet? d%u2019uso degli ingredienti, che dicono della praticit? veneziana, fonte di grandi fortune nei commerci. La preparazione del saor quindi si %u201Cnutre%u201D dell%u2019ambiente in cui nasce, impregnandosene come le sarde fritte del loro garbato condimento, fino a farsi nella versione popolare decisa e rude, intensa di cipolla ed aceto di vino, e nella versione pi? nobile ed elitaria ingentilita e profumata di preziose spezie e aromi. La fortuna del saor si fonda su molte ragioni, ma una certamente ha a che fare con la cipolla, le cui propriet? digestive ed antisettiche, ora facilmente certificabili dalla scienza medica, sono note da sempre alla cultura popolare. E%u2019 oggi noto infatti che la cipolla, molto pi? di tante altre spezie e ingredienti, ? in grado di aggredire ed uccidere i batteri che portano al deterioramento, prevenendo la qualit? dei cibi ma soprattutto le possibili intossicazioni alimentari. Il saor ha origini antiche. %u201CCibo di marinai e scorta di terraferma%u201D, lo definisce Maffioli rivendicando la sua origine come modo per conservare il pesce durante i lunghi viaggi per mare: lo cita il %u201CLibro per cuoco%u201D, ricettario di anonimo veneto del 1300, come una %u201Csalsa agrodolce per il pesce%u201D. Goldoni lo richiama a pi? riprese nelle sue commedie ed ? ancora oggi tradizione viva, piatto irrinunciabile e rituale per la grande festa del Redentore che si tiene a Venezia il terzo sabato di luglio, da gustare sotto i %u201Cfoghi%u201D che illuminano il cielo sopra al bacino di San Marco. Quasi tutto pu? essere messo %u201Cin saor%u201D, una volta fritto in buon olio, ma alcuni tipi di pesce meglio vi si prestano: certamente le sarde, che sembrano trovare in questo accompagnamento la loro principale vocazione, legando cos? dolcezza e profumi alla loro carne asciutta e saporita; ottimi e tradizionali anche gli %u201Csfogieti%u201D (sogliole piccole) o i %u201Cpassarini%u201D di laguna, ma in generale va bene tutto il pesce considerato (ingiustamente) %u201Cpovero%u201D e di piccola taglia: il saor ha vocazione di %u201Crecupero%u201D, tanto che una frittura rimasta alla sera trova nuova e sorprendente vitalit? se coperta di saor e servita in tavola il giorno dopo; ma a testimonianza di una grande versatilit?, vanno provate in saor anche le moleche fritte, quintessenza del mangiare prezioso al giorno d%u2019oggi (non certo una volta, per?). Ancora, ortaggi e verdure: zucca o zucchine in saor possono diventare il pi? corretto accompagnamento al pesce cos? preparato. Chiudiamo con la ricetta ed una raccomandazione finale, per un saor fatto a regola d%u2019arte: si parte con la cipolla bianca tagliata sottile, pari circa alla met? del peso del pesce, da fare appassire e imbiondire al fuoco; si aggiungono aceto di vino e/o vino bianco (circa il peso delle cipolle), foglia d%u2019alloro, pinoli tostati e uvetta; si dispone in una terrina uno strato di sarde infarinate e fritte e si copre con il %u201Csaor%u201D a strati. E la raccomandazione finale? Per acquistare bene le sarde, ovviamente.. ma ce la facciamo dare ancora da Carlo Goldoni, nostro portavoce ufficiale del %u201Csaor%u201D: %u201CCompr?me co sti bezzi sie grossi de sardelle, Ma vard? che i ve lassa zernir delle pi? belle. Quella che xe de sora, xe sempre la pi? grossa, Quando che le xe stracche, le gh%u2019ha la testa rossa. Pagh?le quel che i altri le paga in pescaria. E po f?vene dar quattro de soravia.%u201D Buon appetito!!!
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