iatfabriano ha ottenuto questo punteggio contribuendo con:
PROSA1 novembre 2012STEFANO ACCORSI, NINA SAVARY inFURIOSO ORLANDOballata in ariostesche rime per un cavalier narranteda Ludovico Ariostoadattamento e regia Marco Baliani 22 novembre 2012residenza di riallestimentoPAOLO FERRARI e ANDREA GIORDANA inUN ISPETTORE IN CASA BIRLINGdi John Boynton Priestleyregia Giancarlo Sepe 30 novembre 2012residenza di riallestimentoENZO IACCHETTI e MARCO COLUMBRO inIL VIZIETTOmusical di Jerry Herman e Harvey Fiersteinadattamento e regia Massimo Romeo Piparo 15 e 16 gennaio 2013ALESSANDRO PREZIOSI inCYRANO DE BERGERACdi Edmond Rostandregia Alessandro Preziosi 9 febbraio 2013ROSSELLA BRESCIA e NICOLÒ NOTO inAMARCORDcoreografia e regia Luciano Cannitomusiche Nino Rota 2 marzo 2013AMANDA SANDRELLI inOSCAR E LA DAMA IN ROSAda Eric-Emmanuel Schmittregia Lorenzo Gioiellimusica dal vivo 24 aprile 2013GIGIO ALBERTI, ALESSIO BONI e ALESSANDRO HABER inARTdi Yasmina Rezaregia Giampiero Solari CONTEMPORANEO 15 dicembre 2012BABILONIA TEATRIPINOCCHIO 23 febbraio 2013ARTEMIS DANZA / MONICA CASADEITRAVIATAcoreografia e regia Monica Casadeimusiche Giuseppe Verdi 6 aprile 2013MARCO PAOLINI inITIS GALILEOdi Francesco Niccolini e Marco Paolini RAGAZZI 27 gennaio 2013TEATRO DELLE BRICIOLEBABY DON`T CRYprogetto affidato a Babilonia Teatri 10 marzo 2013TEATRO DELLE BRICIOLELA REPUBBLICA DEI BAMBINIprogetto affidato a Teatro Sotterraneo 14 aprile 2013ERSILIADANZACAPPUCCETTO ROSSO LA CITTA IN TASCA 16-17 marzo 2013PAPAVERI E PAPERELE PILLOLE D’ERCOLEadattamento e regia Massimiliano Giovanetti 4-5 e 11-12 maggio 2013FACEogni volto una storiaun musical di Don Umberto RotiliBIGLIETTIdal 30 ottobre vendita biglietti per tutti gli spettacoli.La biglietteria del Teatro Gentile è aperta due giorni precedenti lo spettacolo dalle ore 16 alle ore 19; nei giorni di spettacolo dalle ore 19, la domenica di spettacolo dalle ore 16.PROSAPRIMO SETTORE INTERO € 25,00 RIDOTTO € 20,00SECONDO SETTORE INTERO € 20,00 RIDOTTO € 15,00TERZO SETTORE INTERO € 15,00 RIDOTTO € 10,00LOGGIONE UNICO € 8,00 La riduzione è valida per giovani fino a 25 anni, anziani sopra i 65, previa esibizione del documento di riconoscimento. CONTEMPORANEOPOSTO UNICO NUMERATO INTERO € 15,00 - RIDOTTO € 10,00La riduzione è valida per giovani fino a 25 anni, anziani sopra i 65, previa esibizione del documento di riconoscimento. Per lo spettacolo La Traviata la riduzione è valida anche per gli iscritti scuole di danza; per Pinocchio la riduzione è valida anche per gli iscritti scuole di teatro. RAGAZZIPOSTO UNICO NUMERATO INTERO € 8,00 - RIDOTTO € 5,00La riduzione è valida per giovani fino a 14 anni compiuti. LA CITTÀ IN SCENAFace. Ogni volto una storiaPRIMO SETTORE INTERO € 15,00 RIDOTTO € 12,00SECONDO SETTORE INTERO € 10,00 RIDOTTO € 8,00LOGGIONE € 5,00La riduzione è valida fino a 10 anni compiuti. Le pillole d'ErcolePRIMO SETTORE INTERO € 15,00 RIDOTTO € 12,00SECONDO SETTORE INTERO € 13,00 RIDOTTO € 10,00TERZO SETTORE INTERO € 10,00 RIDOTTO € 8,00LOGGIONE € 5,00Riduzione valida fino a 14 anni e per gli allievi dei corsi di teatro Papaveri e Papere. DIRITTO DI PREVENDITAPari a 2 euro, applicato sui biglietti di Prosa e Contemporaneo venduti fino al giorno precedente lo spettacolo; per i biglietti diRagazzi e di Città in scena il diritto di prevendita è pari a 1 euro. VENDITA ON LINEwww.vivaticket.it. INFOBiglietteria Teatro Gentile 0732 3644 www.piazzalta.it; Città di Fabriano Assessorato alla Cultura 0732 709223 – 0732 709409; Amat 071 2072439 www.amat.marche.it. INIZIO SPETTACOLIFeriali ore 21Domenica ore 17
All'imbrunire del vespro settembrino nell'Arengo Maggiore della Citta di Gualdo Tadino è festa grande. Si rinnova l'antico pallium decurrendum che li abitanti de le quattro Porte si contendono at honore de Sancto Michele Arcangelo patrono della "Città murata". PROGRAMMA VENERDì "Gente de Gualdo e de le castella tutte...udite, udite, s'aprono i giochi de le Porte" 18 - Apertura dei Giochi de le Porte. 21.30 - Spettacolo dei tamburini delle Quattro Porte. 22 - Esibizione gruppo sbandieratori Città di Gualdo Tadino. SABATO "La Magnificenza del Corteo Storico alla vigilia del Palio" 14 - Prove di tiro con l'arco e con la fionda. 17 - Tiro al Tasso - la sfida della balestra. 20 - I cortei storici raggiungono Piazza Martiri della Libertà. Cerimonia di consegna delle chiavi della città dal Sindaco al Gonfaloniere de le Porte. Lettura dei bandi di sfida da parte dei priori delle quattro Porte. 22.15 - Corteo Storico. DOMENICA "Lo giorno de lo Palio" 10.30 - Pesa dei carretti e sorteggio ordine di partenza. 14 - Corteo Storico. 15.30 - Benedizione dei somari e dei giocolieri. 15.45 - Dispta del Palio di San Michele Arcangelo: le quattro Porte si sfidano in quattro prove. Al termine delle gare la porta vincitrice festeggierà bruciando al rogo la Bastola, strega nemica della città di Gualdo. 24 - Cerimonia di chiusura dei Giochi de le Porte. Info: http://www.giochideleporte.it
La sublimazione del vino e dell’uva avviene ogni mese di settembre, da ben cinquantanove anni ad Arcevia, dove viene organizzata la tradizionale “Festa dell’Uva”. Quest’anno si terrà dal 28 al 30 settembre: si potrà assistere a tre giorni di spettacoli con la sfilata di sei carri allegorici e visitare tredici locande del buon ristoro, degustando il nettare degli dei ed i più gustosi cibi tradizionali.Il programma della 59a Festa dell’Uva prevede, venerdì 28 settembre alle 18 l’apertura delle locande del buon ristoro. Ogni locanda nei tre giorni oltre alle varie portate presenterà un Piatto povero della Tradizione che concorrerà al premio SlowFood. Il 29 settembre al Museo Archeologico Statale di Arcevia sono previste visite guidate a tema: h 15.30 "Dal grappolo alla kylix. Il consumo del vino tra i Celti" a cura della dott.ssa Federica Grilli h 17.30 "Museo al femminile" a cura della dott.ssa Ilaria Venanzoni Info: http://www.prolocoarcevia.eu PROGRAMMA VENERDI 28 SETTEMBRE: 18 - APERTURA LOCANDE DEL BUON RISTORO 18-24 - CHIOSTRO S. FRANCESCO "CHIOSTRO DIVINO" 18-24 - CHIOSTRO S. FRANCESCO MOSTRA MERCATO PRODOTTI TIPICI ARCEVIESI 18 - PIAZZA GARIBALDI CONCERTO CON GRUPPO FOLK VINCANTO 21 - AR[T]CEVIA 2012 AR[T]RIVEDERCI PALAZZO DEI PRIORI - VISITE GUIDATE 21.30 - PIAZZA GARIBALDI SPETTACOLO CON MAGO STEFANO 22.30 - PIAZZA GARIBALDI CONCERTO CON SIMON PINK AND THE OTHERS SABATO 29 SETTEMBRE: 12 - CENTRO STORICO APERTURA LOCANDE DEL BUON RISTORO 15 - PIAZZA GARIBALDI GIOCO PER BAMBINI CON LUDOBUS LEGNOGIOCANDO CLOWNTERAPIA 18-24 - CHIOSTRO S. FRANCESCO "CHIOSTRO DIVINO" 18-24 - CHIOSTRO S. FRANCESCO MOSTRA MERCATO PRODOTTI TIPICI ARCEVIESI 20 - VIE E PIAZZE DEL CENTRO STORICO GRUPPI FOLKLORISTICI 21 - AR[T]CEVIA 2012 AR[T]RIVEDERCI PALAZZO DEI PRIORI - VISITE GUIDATE 21.30 - PIAZZA GARIBALDI YASSIN KORDONI SHOW SPETTACOLO CON FUOCO 22 - PIAZZA GARIBALDI CONCERTO CON MAGIC WORDS DOMENICA 30 SETTEMBRE: 12 - APERTURA LOCANDE DEL BUON RISTORO DALLE 13 - INGRESSO A C.SO MAZZINI A PAGAMENTO € 5,00 15-24 - CHIOSTRO S. FRANCESCO "CHIOSTRO DIVINO" 15-24 - CHIOSTRO S. FRANCESCO MOSTRA MERCATO PRODOTTI TIPICI ARCEVIESI 15.30 - C.SO MAZZINI SFILATA CARRI ALLEGORICI TEMA: LA CRISI ECONOMICA PIAZZA GARIBALDI GARA SCOCCETTA ARCEVIA - TREDOZIO 17 - PIAZZA GARIBALDI CONCERTO ROBERTA FACCANI 19 - PIAZZA GARIBALDI PREMIAZIONI CARRI ALLEGORICI TEMA: LA CRISI ECONOMICA; PREMIAZIONE PIATTO POVERO; PREMIAZIONE ALLESTIMENTO VETRINE, VIE E PIAZZE DEL CENTRO STORICO GRUPPI FOLKLORISTICI 21 - PIAZZA GARIBALDI BALLO IN PIAZZA AR[T]CEVIA 2012 AR[T]RIVEDERCI PALAZZO DEI PRIORI - VISITE GUIDATE 22 - PIAZZA GARIBALDI ESTRAZIONE LOTTERIA 59A FESTA DELL' UVA 23 - FUOCHI D'ARTIFICIO
Il particolare nome al plurale, Marche, lascito di numerose ragioni storiche, geografiche e amministrative (dal germanico "Mark", terra di confine), è un segno tangibile delle diverse anime che convivono in questa regione. Ogni città grande, piccola o piccolissima, ha la sua storia da raccontare, dove i confini sfumano tra ricordo e leggenda e il passato è pronto a tornare realtà tra i vicoli intatti degli anichi borghi. Abitato fin dal Paleolitico Inferiore, il territorio viene occupato dal popolo italico dei Piceni, originario della Sabina, il cui simbolo, il picchio, è oggi utilizzato come logo della regione. Fortemente influenzata dalla civiltà greca, conosciuta attraverso gli intensi scambi commerciali via mare, terra di elezione per alcune tribù celtiche come quella dei Galli Senoni, le Marche, con la battaglia del Sentino (295 a.C.), diventano romane a tutti gli effetti. La presenza romana determina la nascita di numerosi municipia e la costruzione di importanti vie consolari (Flaminia e Salaria). A seguito delle invasioni barbariche nacquero le prime "Marche" di Fermo e Camerino. Con le invasioni dei Goti a partire dal IV secolo d.C. inizia quel processo di abbandono delle aree pianeggianti a favore di quelle collinari, ben protette da selve e dirupi, che determina ancora oggi la particolare collocazione dei borghi marchigiani arroccati sull'alto dei colli.L'incertezza amministrativa e la lontananza da Roma, centro di potere papale, favoriscono la diffusione del monachesimo benedettino dai centri di Norcia e Farfa (VIII-IX sec.): i monasteri e le abbazie sorgono soprattutto lungo le principali vie di comunicazione romane e lungo le valli fluviali che dall'Adriatico risalgono verso l'Appennino. Nel 1290 viene fondata anche la prima Università a Macerata.Nel '400 si affermano le Signorie, tra cui quelle splendide dei Montefeltro e dei Della Rovere nel Ducato di Urbino, devoluto nel 1631 allo Stato Pontificio, insieme al resto del territori regionale; dei Da Varano a Camerino, dei Chiavelli a Fabriano e dei Malatesta a Fano.Tra il XVI e il XVIII secolo nelle Marche nacquero quattro papi tra cui Sisto V (1585-1590), che eresse la diocesi di Montalto delle Marche come sede vescovile e capitale dell'omonimo Presidiato. Durante il suo papato venne elaborato un sistema amministrativo che durò fino al 1810.Il passaggio di Napoleone segna l'inizio dell'epoca moderna; l'Ottocento si identifica con il Risorgimento (Battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860) e il conseguente processo di unificazione nazionale. Questo secolo è considerato anche quello delle grandi opere: oltre alla ferrovia Ancona-Roma e quella del Tronto, viene progettato lo Sferisterio di Macerata. L'Ottocento è anche il secolo delle grandi personalità: Giacomo Leopardi, Gaspare Spontini e Gioachino Rossini.La struttura economica delle Marche tra Ottocento e Novecento è caratterizzata da vistosi squilibri, che ne ritarderanno per anno il suo decollo industriale. Nella regione continua a prevalere il settore agricolo con l'istituto della mezzadria ed inizia una forte emigrazione verso l'America, l'Argentina, il Belgio, la Germania, la Svizzera e la Francia, che si fermerà soltanto con la prima guerra mondiale.Anche la Resistenza trovò nel territorio solide radici ideali; tale esperienza permise alla regione di fornire un apporto originale anche alla successiva fase costituente della nuova Repubblica.Oggi le Marche sono una regione competitiva, aperta alle sfide del futuro, che sa rendere attuale la tradizione della propria storia antica e vanta eccellenze artistiche, culturali, naturalistiche, sociali ed economiche.da MARCHE. Le scoprirai all'infinito 2012
Dopo più di quattro secoli dalla morte di S. Romualdo, due giovani monaci trafugarono le sue spoglie, le misero in un sacco, le caricarono su una mula e si avviarono verso Ravenna. Giunta la notte, i due monaci presero alloggio in una locanda di Jesi ma dal sacco che conteneva le sacre spoglie iniziò a trapelare una luce sì forte da suscitare la curiosità degli avventori.Presto il furto fu scoperto, i due monaci furono imprigionati e le sacre spoglie rimandate a Fabriano sul dorso della mula. Ora questa mula era un po' testarda perché, giunta all'altezza dell'Abbazia di Valdicastro, non ne volle sapere di fermarsi ma continuò per la strada di Fabriano. Quivi giunta, tutti credevano che la mula si dirigesse alla chiesa di S. Biagio, divenuta sede dei monaci camaldolesi; invece questa, dinanzi alla chiesa di S. Bartolomeo, che un tempo fu dimora del Santo, si inginocchiò ed a nulla valsero le bastonate dei mulattieri che non vedevano l'ora di por termine al loro viaggio.Dopo aver adeguatamente sostato, la mula si rialzò, imboccò un vicoletto sulla destra fino a giungere a S. Biagio nella cui cripta, da allora, le spoglie del santo vengono onorate. Da allora, a Fabriano, è invalso il detto: "Ciariverai ndo' se 'nginocchia la mula de San Romallo!".
Grottafucile è il nome di un rifugio roccioso naturale con adattamenti posteriori, in cui sorse, intorno al 1227, un piccolo eremo benedettino caratteristico, del quale oggi restano notevoli vestigia. Ivi ebbe anche origine il movimento monastico denominato Ordine di S. Benedetto di Montefano e oggi chiamato più comunemente Congregazione Benedettina Silvestrina. Grottafucile dista circa 17 km da Fabriano ed è ad un'altezza di m 370 slm, a poche decine di metri da una cresta del Monte Revellone, a picco sulla Gola della RossaIn questo splendido luogo si rifugiò S. Silvestro in fuga da Osimo perché in contrasto con gli atteggiamenti del locale vescovo, ed ivi costruì una Chiesa, un chiostro, una sala capitolare, in poche parole un piccolo monastero culla dell'ordine benedettino che da lui assunse il nome di silvestrino.Il Santo, come riferisce il suo primo biografo Andrea di Giacomo da Fabriano, si preoccupò di far scavare nella roccia da alcuni operai per i necessari usi della comunità che gli si strinse intorno, una cisterna, che richiese molta fatica, tanto che l'uomo di Dio, per premiare i sudori degli operai, ottenne di mutare miracolosamente per essi l'acqua in vino generoso. Tra le rovine del monasterino esiste tuttora il buco del pozzo, anche se invaso e in parte mimetizzato da erbacce, sterpi e rovi.Due visitatori apostolici, inviati dal Papa per rendersi conto delle reali intenzioni dell'eremita, ritengono opportuno di cercargli un compagno per non farlo rimanere da solo e, recatisi a Recanati, lo propongono ad un certo Filippo che, pur con qualche dubbio, si pone alla ricerca dell'eremita. Ma ogni dubbio cade quando Filippo, giunto dinanzi alla grotta del Santo, si sente chiamare per nome come se Silvestro lo avesse conosciuto da tempo. Quando il piccolo eremo di Grottafucile comincia ad essere stretto per il numero sempre maggiore dei monaci che chiede di seguirlo, Silvestro decide di costruire un monastero più capiente a Monte Fano di Fabriano. Durante la costruzione di tale monastero, un giorno, il capomastro, nonostante le raccomandazioni del Santo, sega troppo corta la trave che deve sostenere il tetto. Quando la trave viene issata sul posto, se tocca da una parte non tocca dall'altra. San Silvestro, allora, prende in mano un capo della trave e dice al capomastro: "Tu tira da una parte che io tiro dall'altra!".Sottoposto a quell'insolito trattamento, il legno, miracolosamente, si distende e finalmente può essere collocato al suo posto.
Vivevano presso la Badia di San Vittore due bellissimi giovani, perdutamente innamorati. Nonostante li unisse la comunione di un grande amore, le rispettive famiglie, avversate da profonda ostilità, impedirono con ogni mezzo il loro matrimonio.Disperati per questa situazione senza possibile soluzione, abbandonarono le abitazioni e, imprecando contro la propria parentela, fuggirono sul Monte della Valle per rimanere nella selva buia. Cauti e prudenti come due capretti inseguiti, vagarono nel bosco il giorno e la notte successiva, vinti e compiaciuti dalla passione d'amore. Infine, presso un macigno, scoprirono una grotta e sembrava che tutta la valle palpitasse di allegria per la loro felicità. Sarebbero rimasti in questo luogo segreto per lungo tempo, con i loro bambini, fra le ginestre e il gregge, fino a che S. Vittore non avesse riconciliato i genitori. Una sera d'inverno, nell'ora del tramonto, la giovane, recatasi per una non precisata necessità all'interno della Grotta, svenne e riavutasi cercò di liberarsi ma, per uno strano sortilegio, acquistò le sembianze di una capra. In tutte le sporgenze nacquero caprifichi che ella dilaniò con gli zoccoli e con il muso. A voce bassa disse al giovane che una forza diabolica l'aveva ridotta in quello stato e da quel momento non parlò più scomparendo per sempre nel sotterraneo, convertita in fantasma.Il giovane, esterrefatto, ricercò la propria amata per tre giorni e per tre notti fino a che l'invase la più triste amarezza e non potendosi dare pace per l'accaduto si adirò, corse come un toro infuriato, bruciò la selva fino a che si fermò presso l'antro battendo le tempie sulla pietra. Anch'egli fu colpito da sortilegio, cambiò colore e divenne un masso disposto a guardia della grotta. Nell'aria maligna, pesante come una maledizione, sibilò il vento, sogghignarono le forze del male.In quel medesimo luogo, ogni sera, quando il sole discende dietro i monti e la valle si addormenta, una capra esce dalla fenditura e un grido lacera l'aria facendo tremare i pioppi del fiume e le querce della montagna. La Grotta viene per questo chiamata anche la "Grotta della Capra".
Castello Petroso o Rocca Petrosa, assiso su un'altura che guarda le gole della Rossa e di Frasassi visse in antichità vicende eroiche. Tra l'altro, fu avamposto dei Longobardi e guardiano di importanti vie di traffici e di comunicazione. Nel medioevo, sempre per la sua posizione strategica fu ambita preda di vari signorotti e di importanti città come Jesi e Fabriano. In questo contesto si innesta la leggenda che portò al cambio del nome del Castello.Un giorno lontano, un signorotto, feudatario del Castello di Rotorscio, conobbe una bella fanciulla abitante a Rocca Petrosa. Affascinato dalla grazia della giovane, s'invaghi di lei e decise di rapirla. Costei, però, era innamorata e promessa sposa ad un altro castellano, suo coetaneo, di nome Piero. Un pomeriggio, il feudatario s'introdusse con molti armati all'inteno della Rocca e riuscì a rapire la ragazza di nome Sara.Gli abitanti del luogo chiusero le porte di accesso alla Rocca e iniziarono una violenta colluttazione con i cavalieri seguaci del conte di Revellone. Durante la rissa, il conte, vistosi alla resa, uccise la bella Sara che teneva tra le braccia.Sopraggiunto Piero piombò addosso all'uccisore, il quale, brandendo una scure, colpì anche lo sfortunato giovane che cadde riverso vicino alla sua giovane amata e, dopo un ultimo abbraccio, le spirò accanto.A ricordo dell'infausta contesa e del triste sopruso, il Castello Petroso, assunse il nome di Pierosara
La Provincia di Ancona è delimitata lungo il litorale adriatico dai fiumi a nord Cesano e sud Musone e ad occidente dal Monte Catria e Monte Strega. La sua superficie totale è di circa 1,940 kmq e la popolazione di 478,319 abitanti. Capoluogo di regione, Ancona, posta sul promontorio del Monte Conero, si affaccia direttamente sul mare. Questo è l’unico tratto di costa alta delle Marche ricco di grotte, scogli, insenature e piccole spiagge sabbiose. La vegetazione originaria della regione era quasi ovunque la foresta di latifoglie con prevalenza di roverella che si ritrova, oggi, ampiamente nella baia di Portonovo. Ad Ancona vi sono l’aeroporto e il porto passeggeri per i collegamenti con i Paesi balcanici e la Grecia. È divisa in due parti: il centro storico sul Monte Guasco e la parte moderna sulla costa. La città è ricca di fascino con la cattedrale di San Ciriaco e l’Arco Traiano che ricordano le sue origini greco-romane. L’industria della carta è una delle produzioni più note del distretto di Fabriano. Le grotte di Frasassi a Genga rappresentano una delle attrattive maggiori del territorio. Tutta la provincia è una narrazione in fieri, passando tra Jesi, Arcevia, Sassoferrato, Camerano, Loreto, Corinaldo, Osimo, Castelleone di Suasa, Senigallia, Sirolo e Numana ma anche tra borghi, torri e casali. Una tra le tante tradizioni gastronomiche della provincia è lo stoccafisso e il brodetto all’anconetana.
Dall'aprile 2012 è aperto al pubblico il Museo del Pianoforte Storico e del Suono, nuovissima struttura allestita presso il Complesso monumentale di S. Benedetto a Fabriano grazie all'esposizione "sceneggiata" dei 18 pianoforti storici che coprono lo spazio temporale da fine settecento ai primi del novecento e che costituiscono la collezione Claudio Veneri.Le visite-concerto guidate che il museo propone sono un vero e proprio viaggio nella storia dell'evoluzione del pianoforte e, parallelamente, nella storia della musica dei grandissimi compositori che su questi strumenti hanno scritto molte delle più importanti pagine della Musica. Un incontro ravvicinato con Bach, Mozart, Beethoven, Chopin, Ravel e Debussy e con gli strumenti originali su cui hanno composto ed eseguito i loro brani più famosi ascoltati nella loro originale sonorità grazie alle esecuzioni di un pianista concertista che guiderà la visita facendo vivere ai visitatori emozioni e suggestioni assolutamente inedite.Il viaggio inizia dall'immagine del primo "Gravicembalo con Forte e col Piano", inventato tra 1698 e 1700 dall'italianissimo Bartolomeo Cristofori, per poi passare alla prima sala concerto dove campeggiano uno Square-Piano Clementi & Co. (London 1813) ed uno dei 60 strumenti esistenti al mondo costruiti da Johann Schanz (Vienna 1810), soprannominato "Il Principe" e "Lo Stradivari" del Pianoforte. Grazie a questi strumenti tirati a lucido, il visitatore incontra la magia del suono originale di Beethoven e di Mozart scoprendo che Ludwing Van Beethoven non ha mai dedicato ad Elisa la sua famosa Fue Elise ma a Teresa Malfatti, nipote del suo medico di famiglia, di cui era innamorato e che Mozart amava le "turcherie" nei suoi brani giocosi e nella famosa Marcia alla Turca.Il viaggio prosegue e conduce nelle sale dove troneggiano pianoforti realizzati dai più importati produttori austriaci, inglesi, francesi ed italiani: Joseph Bohm, Conrad Graf, il napoletano Gabriele de Vero, Ignace Pleyel, tutti presentati in salotti d'epoca scenografati in cui si ascoltano dal vivo musiche di Schubert, Schumann, Chopin, Liszt...fino a giungere nella "sala teatro" in cui protagonista è il centenario Bosendorfer (il più giovane della collezione) animato dalle musiche di Debussy, Ravel e Stravinskij. Tutte le visite-concerto sono guidate e sui pianoforti storici della collezione viene proposta solo musica "dal vivo" eseguita da un concertista e sottolineata da immagini didattico-evocative che rimandano ad ambientazioni ed arredi, scene, costumi ed atmosfere dalla fine del Barocco ed il tramonto del Clavicembalo allìalba del ventesimo secolo ed ai gran coda da concerto che hanno rappresentato la tappa finale dell'evoluzione del più straordinario strumento musicale realizzato dall'ingegno umano.
Le origini medievali del terriorio sono espresse nei castelli sorti a difesa del territorio che ancora oggi mantengono il loro stile di borgo rurale. Il Castello di Bastia: costruito sotto Francesco Sforza, quando era signore di Fabriano integrandolo nel sistema difensivo del territorio sorto in epoca comunale. Il grappolo di case che oggi forma il paese impegna la sommità di un'aspra collina che culmina nella bella chiesa Parrocchiale all'interno della quale si trova la tavola del pittore umbro Bernardino di Mariotto raffigurante la Madonna in trono con Figlioe tra due Angeli, mentre il Bambino ha in mano il modellino del Castello di Bastia (conservata nella Pinacoteca di Fabriano).Il Castello di Castelletta, racchiuso in una chiostra di monti aspra e selvaggia, appartenne originariamente ai signori di Rovellone e seccessivamente fu ceduto al Comune di Fabriano nel 1300. Il Castello, come il paese, conserva ancora il suo impianto medievale. Nella chiesa parrocchiale dedicata a S. Maria sopra Minerva si conservano una croce astile del XIII secolo, un frammento di affresco raffigurante S. Silvestro eseguito da Antonio da Fabriano. Il nucleo abitativo sviluppatosi intorno al castello manitiene un inconfondibile e singolate tono edilizio al cui formarsi hanno contribuito svariati fattori: le limitate possibilità economiche, il tenace attaccamento alla tradizione, la vocazione all'allevamento. Sono nate così viuzze strette e anguste case basse, dai muri tarchiati, dalle finestre piccole e buie.Il Castello di Callamato: collocato in un contesto paesaggistico tra i più sublimi e intatti dell'intero comprensorio fabrianese, su un colle soleggiato tra dolci colline ricche di vigneti e di pascoli. Le sue origini si fanno risalire al tempo delle invasioni barbariche ad opera degli Attidiati, che vi ripararono dopo la distruzione della loro città; i documenti ne attestano il passaggio sotto il dominio fabrianese tra la fine del XII secolo e l'inizio di quello successivo. Visitando la chiesa parrocchiale è possibile ammirare alcuni affreschi di pittori marchigiani ignori e di Domiziano Domiziani dei secoli XV-XVI.Il Castello di Precicchie: feudo dei Conti Attoni caduto poi sotto il dominio dei Rovellone e ceduto infine al Comune di Fabriano all'inizio del XIV secolo, mantiene intatto il fiero passato testimoniato dal nucleo fortificato e dalle massicce mura, dalla porta d'accesso al castello e da un imponente torrione. Esso si erge quale unica memoria dei secoli tumultuosi del passato e ci parla di un sentore silenzioso e violento di antiche contese e di forti feudalità, in luoghi dove il tempo sembra essersi veramente fermato. E' questa una prerogativa assai diffusa dell'area fabrianese, che merita di essere percorsa con un itinerario meticoloso e paziente che ne metta in rilievo le bellezze naturali e l'armonioso incastonarsi degli antichi e sparsi insediamenti, dei castelli, delle chiese e delle abbazie nel paesaggio mosso e dolce.
I dintorni di Fabriano, al confine con l'Umbria e con la provincia di Macerata, offrono una delle aree più belle del territorio e della regione sia dal punto di vista ambientale-paesaggistico sia dal punto di vista storico-culturale. L'età medievale portò alla costruzione in luighi sicuru, in genere in cima alle colline, di strutture murarie come castelli, torri e rocche, ad opera di signori locali per il desiderio di aggregare le loro terre ed avere un migliore controllo su di esse, rispettando le strutture preesistenti, le condizioni naturali del luogo e la viabilità principale del territorio. L'intenzione di questi signori fu quella di creare "organismi" politico-sociali al di sopra delle parti e autonomi dal punto di vista legislativo e amministrativo. Tali strutture testimoniano la presenza storica di molte autonomie, spesso in conflitto tra loro, del resto il nome stesso della regione Marche sta ad indicare che questa era une terra di confine, un crocevia di popoli di diversi. Conseguentemente agli eventi geologici, geomorfologici e climatici si ha una notevole varietà di ambienti naturali che costituiscono biotipi importanti sia da un punto di vista flogistico che faunistico. Da sottolineare sono: l'Aula Verde di Valleremita, il Parco Naturale Regionale Gola della Rossa e di Frasassi e il Parco del Monte Cucco. I centri di attività religiosa hanno prima favorito lo sviluppo dei boschi intorno ai conventi, agli eremi, alle abbazie e poi li hanno salvaguardati dagli interventi dell'uomo, facendone così dei boschi storici. Ne abbiamo numerosi esempi nelle zone limitrofe di Fabriano: il magnifico faggeto che circonda l'eremo di San Silvestro, i secolari faggi del bosco dell'eremo di Santa Maria di Valdisasso di Valleremita, il raro bosco di castagno dell'Abbazia di Valdicastro a Poggio San Romualdo, i boschi misti di orno-ostrieto che circondano la ormani fatiscente Abbazia di Santa maria d'Appennino nei pressi di Cancelli, la possente Abbazia di San Biagio in Caprile a Campodonico, la Chiesa di Santa Maria dell'Acquarella sopra Albacina, il monastero di San Cassiano di Valbagnola.
Fondata nel 1407 ed intitolata a S. Girolamo, diviene monastero di suore francescane, restaurato e ampliato nel 1478. L'aspetto attuale è quello della ricostruzione del 1727, su progetto di Giambattista della Castagna; danneggiata dal sisma del 1997, viene riaperta al culto dopo pochi anni, in seguito al restauro. Di forma ovale, presenta un tamburo con copertura a cupola: sul lato destro si trova la Scala Santa, che conserva alcuni frammenti di quella di Roma. Da segnalare il crocifisso ligneo dell'altare maggiore, di scuola tedesca del XIV secolo e i due affreschi situati nei locali sotterranei, raffiguranti una Deposizione e Santi Francescani, attribuiti al Maestro di Staffolo, attivo nelle seconda metà del XV secolo.
In Piazza Garibaldi, antica sede delle attività industriali e di commercio, troviamo il Portico dei Vasari della metà dell'800. Il Portico, parte di un antico ospedale situato nella Piazza del Mercato, conserva sulla facciata emblemi di Pietra dell'Arte dei Calzolai e un affresco di un allievo di Allegreto Nuzi, databile all'ultimo quearto del '300, raffigurante la Madonna con il Bambino, San Giovanni Battista e San Venanzio.
L'edificio è una modesta sala rettangolare che poggia sulla volta di un sotterraneo, senza l'ombra di pretesa architettonica; la mura esterne, semplici e rozze, non ebbero alcun abbellimento neanche quando nel 1645 ne fu trasportato l'ingresso dal lato destro, dove si può osservare anche la traccia, alla facciata anteriore. Una sua preziosità è il soffitto in legno a cassettoni, intagliato e decorato in oro zecchino condotto a termine nel 1643 ad opera dello scultore francese Leonardo Scaglia; sulle pareti il ciclo di tele, realizzato da Francesco Bastari, è dedicato alla vita della Vergine. L'annunciazione dell'altare fu eseguita a Roma dall'urbinate Antonio Viviani.L'opera del Gonfalone fu realizzata con le severe bancate corali in noce lavorate da operai locali; i fratelli Ungherini ne diedero l'assetto definitivo.
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